Ogni orecchino della coppia Primizie accosta un rubino e un diamante di pari dimensione, incastonati ciascuno a sei griffes. La scelta di posizionarli in diagonale, anziché sull’asse centrale, rompe la simmetria attesa e restituisce alla composizione un andamento più naturale, quasi casuale. Ai lati delle due pietre, quattro foglie a punta – due a sinistra, due a destra – si dispongono in modo speculare, bilanciando visivamente l’obliquità del centro. Il risultato è un gioiello che nasce da un disegno preciso ma che nella lettura d’insieme sembra crescere spontaneamente, senza seguire uno schema fisso.

Il rosso e la luce
L’oro giallo grezzo, non lucidato, conserva sulla superficie i segni della lavorazione a mano, che ne accentuano il carattere materico e caldo. Al centro di ogni orecchino, un rubino e un diamante di taglio e dimensione uguali sono trattenuti da sei griffes ciascuno, una montatura solida pensata per lasciare le pietre libere di catturare la luce da ogni lato. Il rosso intenso del rubino e la trasparenza del diamante si bilanciano senza sovrastarsi, mentre le quattro foglioline a punta, in oro liscio, contrastano con la texture grezza del resto del gioiello.
Primizie, dono del principio
Le primizie sono tradizionalmente i primi frutti della stagione, scelti e offerti prima ancora della piena maturazione: un gesto che anticipa l’abbondanza e ne coglie la parte più preziosa. Il nome richiama la disposizione delle due pietre centrali, accostate su una diagonale che rifiuta la simmetria rigida per seguire un ordine più naturale, e le quattro foglie che le accompagnano, ancora vicine al ramo. Rubino e diamante, colti fianco a fianco senza gerarchia tra loro, diventano così il primo e miglior raccolto di un disegno pensato per crescere fuori asse.
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