Con Anna Neudecker è nata subito una simpatia, o a farla difficile una empatia. Ci ha contattati perchè in precedenza, su richiesta del suo compagno, abbiamo realizzato per lei uno dei nostri solitari con diamante grezzo di cui è ancora oggi molto entusiasta.

A distanza di tempo quindi ha deciso di valorizzare un piccolo cammeo, acquistato tanto tempo prima in un mercatino di cose particolari, che le piaceva molto e a cui in qualche modo si era anche affezionata anche un po’ per la curiosità e il mistero di riuscire a scoprire un giorno cosa rappresentasse: forse un viandante che porta il figlio in spalla…

L’artigiano: un mestiere con inizia con l’ascolto

Ma prima un passo indietro…
Anna fa un mestiere speciale: è un tattoo artist e la trovate come @l a b i g o t t a su instagram. I tatuaggi? Sbagliato. Anna è un’artista che non solo disegna sulla superficie delle persone, sulla loro pelle, ma scolpisce nel loro profondo un’immagine. Il suo lavoro parte infatti dalla comprensione della persona che ha davanti: una chiacchierata che a volte dura anche ore, in cui chi si rivolge a lei si racconta e spesso mette a nudo parti dell’anima che neanche aveva voluto mostrare a sè stessa. L’arte de La Bigotta è quindi la capacità di convertire il logos, il discorso, la storia di una persona in un’immagine che ne sintetizza il significato per mostrarlo indelebilmente sulla pelle a se stessi e agli altri. Così facendo quell’immagine diventa un simbolo nella coscienza della persona, una sorta di promemoria del subconscio.

Questa è la (meravigliosa) parte visionaria di Anna. Ma facendo un passo indietro ed uno di lato, una dinamica simile accade anche nel nostro lavoro di orafi artigiani: in genere la decisione di realizzare un anello su disegno prende spunto sempre da un’occasione felice: un’unione, un anniversario, un regalo per un evento importante della vita, per Anna si tratta di motivazioni tra le più varie e disparate.

Il nostro lavoro di indagine è quello di cogliere i tratti espressivi della personalità di chi indosserà il gioiello (spesso a raccontarcelo è un innamorato, un fidanzato, un marito o un compagno) e capire quale possa essere il canone estetico intepretativo per realizzare così al meglio, qualcosa che sarà amato e indossato con passione.

Per entrambi si tratta comunque di un momento speciale in cui la persona che abbiamo di fronte pone un punto nella propria vita, una milestone, qualcosa che segna un prima e un dopo. E l’origine di questa decisione anche noi artigiani la vogliamo sapere: per capire chi abbiamo davanti e come costruirne il segno distintivo. Le persone e gli individui da sempre attendono qualcuno che desideri ascoltarli con occhi attenti e intenzione profonda.

Così con Anna si è creata quell’empatia, frutto dell’esercizio in comune del “sentire”, che ha reso facile guardarsi negli occhi e parlare.

Un anello scrigno per un cammeo

E infine il suo cammeo: una forma dagli angoli arrotondati racchiusa in un colletto metallico, un materiale di colore scuro: non una resina, non un’onice, in effetti un qualcosa di un po’ misterioso chenon è stato possibile ricostruire con certezza. Una superficie incisa in bassorilievo. Dal fondo indistinto a linee orizzontali emergono i tratti sintetici di un uomo, il viso chiuso in quella che sembra una folta capigliatura e vestito di una tunica, che si appoggia ad un bordone mentre avanza su una superficie cedevole (non si dinstinguono i piedi). Il dettaglio rivelatore della figura è il bambino che porta sulle spalle e l’oggetto un po’ informe che tiene in mano. Abbiamo fatto una rucerca e risolto il mistero: si tratta di San Cristoforo (dal greco antico “Portatore di Cristo”) nell’atto di trasportare da una riva all’altra di un fiume il bambin Gesù che regge il mondo (qui la tradizione agiografica).

San Cristoforo, il cammeo dell'anello chevalier della Bigotta

Abbiamo realizzato quindi un Anello in oro giallo 18 kt con un’alloggiamento studiato su misura per ospitare il cammeo, coprendone l’involucro esterno orginale e allo stesso tempo valorizzando l’incisione. Il castone ha una sua cornice che ospita l’oggetto, con precisione meno che millimetrica, proteggendolo e riprendendo il colore giallo della doratura doratura dell’incisione stessa.

La struttura propria dell’anello Chevalier (tradizionalmente con gli stemmi delle famiglie o dei ruoli sociali istituzionali) conferisce all’oggetto un volume che spicca sulla mano di Anna, catturando lo sguardo, restituendo importanza al simbolo del cammeo ma lasciandogli quell’alone di mistero a cui Anna è oggi è ancora più affezionata.

E anche nel nostro astuccio Meda Orafi fa la sua bella figura!

 

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