Questa fede nasce dall’unione tra la fascia comfort, il cui profilo resta identico lungo tutto il gambo, e un dettaglio che ne rompe la continuità solo in apparenza: il numero venticinque, realizzato a bassorilievo in oro sul fronte dell’anello. Le curve delle due cifre accolgono altrettanti zaffiri di dimensioni simili, incastonati non per comporre il disegno ma per abitarlo, come una pietra che trova posto naturale in un’ansa scavata apposta per lei. La lavorazione richiede una doppia precisione: quella del bassorilievo e quella dell’incastonatura, che devono dialogare senza mai sovrapporsi.

Oro bianco e zaffiro
L’oro bianco lucido offre una superficie uniforme su cui il bassorilievo del numero venticinque emerge con nitidezza, senza increspature nel profilo della fede che resta costante dall’inizio alla fine del gambo. I due zaffiri, scelti per dimensioni simili così da bilanciare visivamente le due cifre, sono incastonati nelle curve interne del numero, dove la forma del metallo li accoglie come una piccola nicchia naturale. Il blu della pietra emerge dalla superficie chiara dell’oro senza mai interromperne la continuità, in un incastro che è più intarsio che sovrapposizione.
Un numero che resta
Venticinque non è soltanto una cifra da contare, è una misura che si è fatta forma. Scritta in bassorilievo, non si sovrappone al gambo ma ne condivide la superficie, come un’abitudine che con gli anni smette di essere aggiunta e diventa parte della pelle. I due zaffiri, accolti nelle curve del numero, non lo decorano: gli danno un punto fermo, un luogo preciso dove la pietra può restare. È così che funziona anche un legame arrivato fin qui: non si mostra, si abita.
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